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SPECIALE ESCLUSIVA: VISITA SUL SET DI 'L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO', IL NUOVO FILM DI GIOVANNI VERONESI

Pubblicato il 05/11/2012
SPECIALE ESCLUSIVA: VISITA SUL SET DI 'L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO', IL NUOVO FILM DI GIOVANNI VERONESI
Lo scorso mercoledì siamo andati a trovare il regista toscano Giovanni Veronesi sul set del suo nuovo film ‘L’ultima ruota del carro’. Una coproduzione tra Fandango e Warner Italia che uscirà nei cinema italiani esattamente tra un anno, ovvero a novembre 2013.
Il film scritto dallo stesso Veronesi con Ugo Chiti, Filippo Bologna ed Ernesto Fioretti, ha un cast di tutto rispetto: Elio Germano nel ruolo di Ernesto, il protagonista della commedia, Alessandra Mastronardi in quello di Angela, la compagna di vita del protagonista, Ricky Memphis nel ruolo di  Giacinto, l'amico di sempre del protagonista, ed inoltre Sergio Rubini, Virginia Raffaele, Alessandro Haber, Ubaldo Pantani, Francesca Antonelli, Maurizio Battista, Francesca D'aloja, Massimo Wertmuller, Elena Di Cioccio, Luis Molteni, Dalida Di Lazzaro. 
‘L'ultima ruota del carro’ è un racconto corale e sereno, un sincero omaggio alla grande commedia all'italiana, proprio come piace a Veronesi. Le vicende tragicomiche di Ernesto, un semplice autista di camion che per quarant'anni ha girato tutta l'Italia, su e giù per le scale, a caricare e scaricare mobili, mille traslochi, duemila case, sono un viaggio nella storia italiana. Attraverso il suo sguardo semplice Ernesto vede scorrere il tempo. Tra scandali e malaffare, speranze e delusioni, burrasche e schiarite, è uno dei tanti eroi del quotidiano che nonostante tutto sono riusciti a schivare gli ostacoli più insidiosi restando fedeli alla famiglia, agli amici, e ai propri ideali. Questa la trama.
Come vi dicevamo, noi di Film House Television, abbiamo incontrato Veronesi ed alcuni degli attori protagonisti, durante una giornata di riprese e così abbiamo avuto occasione di farci raccontare qualche dettaglio in più sulla pellicola e qualche interessantissima curiosità, che vi proponiamo in anteprima ed esclusiva web.
‘L’ultima ruota del carro’ appare come un progetto ambizioso per il cinema italiano. Ambizioso ed importante. Un tentativo di fare commedia vera. Di far riflettere sorridendo, grazie ad una storia toccante e alla partecipazione di un gruppo di attori di spessore.
 
Così ci racconta Veronesi: “Questa pellicola è ispirata a una storia vera, di un nostro amico traslocatore negli anni '80. Lui ha attraversato 30 anni di storia col suo camion, vivendo esperienze particolari, entrando nelle case della gente. Momenti anche interessanti da raccontare e io attraverso la sua esperienza racconto quello che è accaduto in quegli anni. Senza arroganza, senza pretendere di fare cinema d'autore ma per raccontare anche la storia che io stesso ho vissuto sulla mia pelle e che non avrei saputo raccontare meglio che attraverso questo racconto”. 
 
Il regista poi ci ha spiegato ancor meglio il ruolo di Elio Germano, ovvero quello del protagonista Ernesto, entrando poi nel dettaglio di tutte le altre interpretazioni: “Attraverso questo personaggio riuscivo a riepilogare i momenti cardine di questi 30 anni. Da Moro ai mondiali dell'82. Mi piace anche l'idea che il protagonista trovi la forza di attaccarsi agli entusiasmi per cambiare la propria vita, come cambiare lavoro e tentare la scalata alla borghesia, cosa che in quel periodo tutti hanno tentato in qualche modo. I personaggi di Elio e Alessandra, i protagonisti appunto, vivono un rapporto vero, puro, senza tradimenti. Poi c'è un personaggio come quello di Ricky che segue l'onda e si adatta ai tempi. Quando ci sono i socialisti al governo diventa socialista, quando entra in politica Berlusconi diventa berlusconiano. A differenza di Elio, la cui bellezza del personaggio sta nel non farsi corrompere mai da nessuno, nonostante gli si presentino tante occasioni. Elio rimarrà sempre lo stesso mentre Ricky cambierà perché si adegua al mondo in cui vive. Non manca neanche l'esempio della donna in carriera, pronta a tutto per ottenere i suoi obiettivi, che è impersonata dalla Virginia Raffaele. La Di Cioccio è invece una bidella che vive la moda del punk. Mi è piaciuto raccontare questo personaggio che vaga all'interno degli anni '80, perché oggi i veri movimenti giovanili non ci sono più. Rubini veste i panni di un arrampicatore sociale e socialista, spietato e senza scrupoli. Lui fa il cattivissimo, lo fa bene, è straordinario e lo vorrei vedere in tutti i miei film. Infine Alessandro Aber è in pittore, un artista epicureo, terreno, godereccio e sarà una vera e propria oasi di salvezza per il personaggio di Elio, quasi un secondo padre. Sullo sfondo del film e di questi personaggi, come vi dicevo, tutti gli avvenimenti che ci hanno accompagnato negli ultimi 30 anni fino ai giorni nostri ma non con l'intenzione di fare politica ma di raccontare la storia un uomo e di come lui ha vissuto queste esperienze, come le abbiamo vissute tutti noi”.
 
Giovanni Veronesi parla del film e di questa storia con grande passione, che fa trasparire quanto sia coinvolto dal suo progetto. Nel frattempo arriva Elio Germano, che ci parla delle sue prime impressioni sul set: “Questo è un percorso molto interessante. Interpreto un personaggio puro e per bene in un mondo per male. Lui ha vicino sua moglie e cerca di appoggiarsi a lei, vivendo poi tutte le esperienze di essere a contatto con persone di ogni genere, visto il suo lavoro di traslocatore. Si tratta di un personaggio molto molto bello, che mi fa anche sentire una certa responsabilità sulle spalle. In questo periodo storico è importante girare un film dove ci sono anche effetti speciali come invecchiamento (io passo dai 20 anni ai 60), trucco, ricostruzioni storiche. Il nostro cinema era famoso nel mondo per questo ed è bello che oggi, quando si fa un cinema più rinchiuso, si tenti questa strada, coraggiosa produttivamente”.
 
Veronesi, ascolta Germano e sorride soddisfatto, finché torna a prendere la parola per sottolineare un punto a cui evidentemente tiene in modo particolare: “Quello che voglio fare è raccontare la storia di Ernesto e solo sullo sfondo ci sono tutti questi eventi. Quello che piace a me è raccontare la storia della persona. Tra l'altro quasi tutti gli eventi che raccontiamo sono davvero accaduti. La storia dell’uomo mi ha colpito. Pensate che dovevo girare un altro film, poi mi è piombata addosso questa storia e ho lasciato tutto. È una commedia certo, ma una commedia come piace a me e come la intendo io. Noi oggi in Italia non facciamo commedia ma film comici, con i comici. La vera commedia era quella di Scola o Monicelli, con attori veri e non comici. Le grandi commedie del passato sono state fraintese negli ultimi anni”. 
 
Ma ancora non siamo alla fine del nostro incontro, perché il regista ha ancora molto da dire e da confidare anche: “Io nella mia vita avevo lavorato solo con Cecchi Gori e De Laurentiis. Uno non c'è più, non lavora quasi più, mentre Aurelio, con cui dovevo fare ancora un film, mi ha lasciato andare quando gli ho chiesto di poter lavorare con Fandango. Si è comportato da vero signore e da grande amico, quale lui è. Quando sono morti i miei genitori, tutti e due di cancro, portati via da questo mostro che ci gira attorno, io e mio fratello ci siamo guardati attorno e ci siamo chiesti cosa facevamo quando avevamo 14 anni, così abbiamo passato una giornata intera a parlare e a cerca di ricordare cosa facevamo e cosa avevamo vissuto in quegli anni. Così quando mi hanno offerto di fare questo film ho capito che ero pronto e carico per iniziare questo progetto di memoria storica”.
 
Quindi sono gli altri interpreti a rilasciarci qualche battuta, tra una ripresa e l’altra, in una giornata molto faticosa, presso il Teatro del Vascello di Roma.
Virginia Raffaele, al suo esordio al cinema, ci racconta: “È la prima volta che mi capita di interpretare al cinema. E in questo film non devo solo far ridere, ci sono anche dei momenti seri e drammatici. Girare con Veronesi è fantastico perché lui è un regista con tempi comici straordinari, che anzi quando ti spiega le cose ti mette in difficoltà perché capisci che lui le farebbe molto meglio di te. È uno di quei pochi registi che ti spiega ancora cosa devi fare e come devi farlo. Non c'è un personaggio particolare a cui mi sono ispirata, per fare la donna pronta a tutto per la carriera, anche per non fare un'imitazione di qualcuna di riconoscibile, non sarebbe neppure carino no? – scherza - Il cinema è un linguaggio completamente diverso da quello della televisione e ti devi mettere completamente in gioco ma questo è ovviamente il sogno di ogni attore”.
La Mastronardi chiosa: “Sto cercando di dare il massimo di sensibilità ad un personaggio che fa della sua purezza la sua più grande particolarità. Non è facile perché oggi di persone così forse non ne esistono più. Ce la sto mettendo tutta e vedremo, le riprese sono iniziate da poco e c’è ancora tanto da lavorare”.
Infine Sergio Rubini ironizza: “Il mio ruolo? E’ un ruolo che conoscete molto bene. Un personaggio che tutti conosciamo bene. Diciamo che si può definire come uno che si è fatto da solo”. Sorride furbo e ci saluta.