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ESCLUSIVA : VISITA SUL SET DEL FILM 'TI RICORDI DI ME' DI ROLANDO RAVELLO

Pubblicato il 25/07/2013
ESCLUSIVA : VISITA SUL SET DEL FILM 'TI RICORDI DI ME' DI ROLANDO RAVELLO

Una commedia divertente e fiabesca, con due protagonisti teneri e naif: è TI RICORDI DI ME? opera seconda per Rolando Ravello, in corso di riprese a Roma. Siamo stati sul set dove abbiamo incontrato oltre al regista anche i due interpreti principali: Ambra Angiolini e Edoardo Leo.

Si respira un clima di concordia, creatività e autunno inoltrato – nonostante il caldo torrido di fine luglio - sul set romano di Ti ricordi di me? (titolo provvisorio) opera seconda, dopo l’ottimo esordio con Tutti contro tutti, per l’attore e regista Rolando Ravello. Di fronte a un elegante palazzo dell’Aventino, la protagonista Ambra Angiolini, fasciata in un avvitato cappotto turchese – si gira infatti l’estate per l’autunno - è avvicinata da un Edoardo Leo timido, esitante, ma pronto a tutto pur di conquistarla. Nel film, i due attori incarnano rispettivamente Bea e Roby, due personaggi naif e borderline, anche a causa dei disturbi che li affliggono: lei è affetta da una rara forma di narcolessia e in seguito a grandi shock perde completamente la memoria, lui, invece, è cleptomane. Entrambi sono in cura dalla dottoressa Grimaldi (Pia Engleberth) e proprio sotto il suo studio si incontrano la prima volta e, almeno per Roby, è amore a prima vista. Il corteggiamento sarà lungo e la loro relazione notevolmente complicata dai problemi di memoria di Bea, che costringeranno Roby a ritrovarla e ri-conquistarla. Tratto dall’omonimo spettacolo teatrale firmato da Massimiliano Bruno prodotto da Lotus Production e portato in tournée proprio da Leo e dalla Angiolini, Ti ricordi di me? si prefigura come una commedia insolita e garbata, ricca di gustosi fraintendimenti e qui pro quo, venati di una certa malinconia (il tema del ricordo è centrale) e trasposti in un universo quasi fiabesco. La pellicola è prodotta dalla stessa Lotus Production di Marco Belardi e Rai Cinema e le riprese, iniziate venerdì 19 luglio, andranno avanti nella capitale per 7 settimane, e prevedono una breve trasferta in Abruzzo, che farà le veci della “Svizzera”, ambientazione prevista per alcune sequenze. La data di uscita per il film non è ancora stata fissata, a distribuirlo sarà 01 Distribution.

In una pausa tra un ciak e l’altro i due protagonisti, affiancati da Ravello, dal produttore Marco Belardi e da Edoardo Falcone (sceneggiatore insieme a Paolo Genovese e allo stesso Edoardo Leo) si sono concessi alle domande della stampa convenuta, per raccontare nel dettaglio la genesi e alcuni dettagli del progetto.

Come è iniziata questa avventura?

R.R. È stato il nostro produttore Marco Belardi a contattarmi e a propormi questa sceneggiatura firmata da Edoardo Falcone e Paolo Genovese con la collaborazione di Edoardo Leo. Lo script mi ha subito colpito, non solo per come era scritto, ma anche perché è un viaggio nei sentimenti e nelle emozioni di due protagonisti che spero scaldino il cuore dello spettatore. Si tratta di due personaggi molto naif e il film stesso è dichiaratamente una fiaba, nel senso letterale, perché comincia con “C’era una volta” e prosegue concedendo allo spettatore, almeno spero, quasi un paio d’ore di serenità.

A.A. Il progetto di trarre un film per il grande schermo dal testo di Massimiliano Bruno è venuto fuori già sul palcoscenico, quando portavamo in giro lo spettacolo e l’idea è nata proprio insieme al produttore Marco Belardi. Per me, Marco ed Edoardo è stato un film molto voluto e a lungo vagheggiato, un sogno che diventa realtà e nel quale avere Rolando alla regia è stata, come dire, “la ola finale”.

E.L. A pensarci bene poi la novità di questo film è che si tratta di un progetto che coinvolge con 4 registi: Massimiliano Bruno, Rolando Ravello, Paolo Genovese e me stesso. Insomma, non è una cosa da tutti i giorni. E la cosa bella è che tutti e quattro abbiamo scelto di collaborare, lavorare insieme e non rivaleggiare. Insomma non ci sono primedonne in questo film. Poi volevo aggiungere che Ti ricordi di me? è una commedia che fa molto ridere, ma è anche molto garbata. Si creano davvero delle situazioni esilaranti con questi due personaggi esplosivi. Entrambi soffrono di disagi affettivi che si esprimono in vere e proprie manie. Lui è cleptomane e lei narcolettica, insomma sono due personaggi buffi, curiosi e molto teneri.

R.R. sì è vero quello che dice Edoardo, sono due personaggi molto naif, lei poi è proprio come Cenerentola. Nel momento in cui riusciranno a incontrarsi, riusciranno anche a guarirsi, ma poi si perderanno di nuovo e dovranno lottare per ritrovarsi. Insomma, quello che mi interessa di più e che mi coinvolge anche emotivamente di questo progetto è la possibilità di raccontare un piccolo compendio di umanità.

Quali sono le differenze che voi attori avete trovato tra la messinscena teatrale e quella cinematografica?

A.A. L’esperienza teatrale diciamo che per noi è stata più “visionaria”, nel senso che la scena era fondamentalmente spoglia (si componeva solo di alcune sedie che, spostate ad arte dai due attori, si trasformavano in varie location, ndr), noi dovevamo immaginare e far immaginare agli spettatori in sala di essere ora su una giostra, ora sul divano di casa. Al cinema è diverso, perché tutte le cose che prima dovevamo immaginare ora le vediamo davvero e possiamo far vivere le situazioni in luoghi reali. La recitazione poi a teatro era molto spinta, ci concedevamo di marcare i toni, i silenzi, utilizzare tutti gli stratagemmi possibili per coinvolgere il pubblico e scatenare la risata. Sul set abbiamo dovuto abbandonare tutti questi stratagemmi, perché saremmo risultati eccessivi. Ravello, infatti, ci ha chiesto di togliere, togliere, togliere.

Dopo Tutti contro tutti, per Ravello questo oltre ad essere il secondo film è il secondo spettacolo teatrale che porta sul grande schermo, è una questione di scelta o è capitato così?

R.R. È una coincidenza, certo è che venendo da un film tratto da uno spettacolo teatrale sono facilitato, nel senso che so già come si fa. Ma l’adattamento deve essere sempre molto accurato, come diceva Ambra bisogna togliere, meno gestualità esasperata e molta più attenzione al volto e agli occhi, perché sul grande schermo sono loro che comunicano meglio e più dei gesti e delle azioni. Poi ad esempio una delle scelte fondamentali che abbiamo fatto è stata di modificare la struttura del testo teatrale, che era tutta in flashback, per trasformarla in una progressione cronologica.

Quali saranno gli elementi fiabeschi del film? E che tipo di Roma vedremo sul grande schermo?

R.R. Ti ricordi di me? sarà una commedia ambientata ai tempi nostri, io in realtà avrei preferito girare fuori Roma, ma in ogni caso la Roma che raccontiamo non è una Roma riconoscibile, non c’è per dire uno scorcio con il Colosseo, cerchiamo di usare la città in un contesto più universale. La fotografia poi, firmata da Vittorio Omodei Zorini, sarà molto particolare perché una parte del film sarà virata in un colore, l’altra in un altro e nell’insieme i toni saranno molto caldi. Pertanto su questo set c’è un continuo lavoro di cooperazione trai vari reparti: quello fotografico, quello costumi e quello scenografico.

Rolando, come hai affrontato la seconda regia?

R.R. Beh, non sono un tipo molto sicuro di sé, che posso dire, finché loro ci credono che sono io qui a tenere le redini, continuerò così! Scherzi a parte, dato che Ambra ed Edoardo avevano già interpretato a teatro questa storia, credo che sia molto importante per loro avere ora come guida uno sguardo “esterno”, un punto di vista nuovo, di una persona che non aveva partecipato allo spettacolo teatrale.

Prima Edoardo Leo sottolineava come in questo film ci siamo ben quattro autori al lavoro, come riescono a lavorare insieme?

R.R. Si lavora in un clima di collaborazione perpetua e si affrontano una serie di discussioni sane. Io nel corso della mia carriera di attore ho avuto modo di assistere alle discussioni sulla sceneggiatura tra Ettore Scola e Furio Scarpelli e posso dire che erano davvero terribili, violente, non so come facessero poi a fine giornata a salutarsi, stringersi la mano e restare amici. Nel caso di questo film invece c’è concordia e non gelosia, c’è un continuo scambio di idee e talenti, beh, ora sembro uno malato di buonismo ma sul set c’è anche uno strano modo di volersi bene che fa bene al progetto.

Ambra, ci puoi descrivere più nei dettagli il tuo personaggio?

A.A. Bea è una donna che apparentemente non ha equilibrio perché ha due patologie che la portano a avere problemi di socialità, dal momento che spesso non riconosce le persone che stava frequentando. Ma questa è anche una patologia che la obbliga ad avere una grande fiducia nella vita e ad affidarsi agli altri. In qualche modo lei viene come resettata ogni volta che subisce uno shock, ma le sue fobie sono cuscinetti di salvataggio e non problemi, la aiutano a vivere nel mondo, anche se a modo suo. In fondo Bea è molto sana nei confronti della vita.

La trama del film ricorda un po’ quella di 50 volte il primo bacio una commedia americana di qualche anno fa con Drew Barrymore e Adam Sandler, vi siete ispirati a quel film?

R.R. No, sinceramente no. Ti ricordi di me? è un film che affronta il tema del tempo e non a caso il personaggio di Amedeo, il compagno di Bea incarnato da Ennio Fantastichini, lavora in una fabbrica di orologi a pendolo e il viaggio nel tempo e nella memoria è un filo rosso che attraversa tutto il film.

Si tratta inoltre di un film un po’ complicato per come lo vogliamo raccontare, ci sono molti dolly e movimenti di macchina morbidi, dobbiamo ringraziare in tal senso Rai Cinema e la Lotus che ci hanno appoggiato, perché avremo degli effetti digitali che di solito non si vedono nelle commedie italiane.