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Luca Svizzeretto
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SALVIAMO 'ACAB'! SALVIAMO IL CINEMA ITALIANO!

Pubblicato il 30/01/2012
SALVIAMO 'ACAB'! SALVIAMO IL CINEMA ITALIANO!
In Italia quando facciamo qualcosa di buono siamo straordinariamente bravi a distruggerlo. Questo è il caso di 'Acab - All Cops Are Bastards', pellicola diretta da Stefano Sollima ed interpretata da Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Filippo Nigro. La storia, tratta dal romanzo omonimo di Carlo Bonini, è quella di tre celerini e della loro vita quotidiana. I loro problemi personali e quelli lavorativi. Le loro paure, i loro sentimenti, i loro sbagli. 'Acab' non giudica ma racconta proprio come deve fare un buon film di genere. Un poliziesco come il cinema italiano non produceva da almeno 30 anni e che merita grande attenzione. Girato egregiamente dal regista di 'Romanzo Criminale - La Serie'. Una pellicola così ben fatta da sembrare americana anche grazie alla recitazione superba di Favino e Giallini.
Ecco un film così andrebbe tutelato, preservato, incoraggiato. Sono produzioni come questa che possono risollevare il nostro cinema e riportarlo ai fasti di una volta, quando i registi italiani facevano scuola in tutto il resto del mondo.
Invece le cose non vanno così. C'è subito chi fa polemica. Perché a loro dire 'Acab' difende il reparto della celere, lo esalta e descrive i poliziotti come eroi. Partendo dal presupposto che chi diceva queste cose nei giorni scorsi il film non lo aveva neanche visto, 'Acab' non difende e non esalta nessuno. Semplicemente racconta la realtà e per farlo correttamente si erge al di sopra delle parti. Sollima non vuol giudicare ne condannare nessuno, attraverso il suo poliziesco vuol raccontare l'odio che serpeggia per le nostre strade. L'odio di tutti: dei poliziotti, degli ultras, dei manifestanti di estrema destra o sinistra, degli operai sul piede di guerra, di chi perde la casa, degli extracomunitari sbandati e senza un tetto sotto cui dormire. Non ci sono ne eroi ne colpevoli nel film di Sollima ma solo esseri umani, con i loro pregi ed i loro difetti, ma tutti quanti indistintamente esseri umani.
Proprio questo non va bene ai soliti noti contestatori. Perché viviamo in una nazione un po' strana, dove se interpreti un criminale assassino e colluso con la mafia (come i personaggi di Romanzo Criminale)  ti fermano per la strada per chiederti l'autografo mentre se interpreti un agente di polizia vieni accusato di essere un fascista, infame e da boicottare.
Questo è il vero messaggio pericoloso che non deve passare: i criminali sono gli eroi e le forze dell'ordine i criminali. Non va bene. Non ci siamo. Il cinema deve passare messaggi positivi ed educativi e non può più tollerare queste assurdità. 
'Acab' non è un film politico (tranquilli ne verranno presto di faziosi e schierati che faranno passare gli agenti di polizia come dei robot manganellatori senza anima) questa è semplicemente una pellicola di genere dai contenuti sociali molto forti.
Il vero problema per i signori contestatori non è che si esalti la polizia, anche perché non è così, ma che non venga insultata, denigrata, massacrata senza alcuna distinzione.
Il cinema italiano degli ultimi 20 anni ha prodotto quasi esclusivamente due generi di film: commedie vuote dove le coppiette si mettono le corna (o roba simile) e film politici, apertamente schierati, faziosi e nel novanta per cento dei casi soporiferi come un litro di xanax in gocce.
Quando finalmente arriva nelle sale un film di stampo internazionale, dal buon budget, ben diretto, scritto, interpretato, coinvolgente ed appassionante ecco che lo si vuole far deragliare. Questo è il motivo per cui il nostro è un paese sempre più arretrato, perché coloro che si definiscono, molto spesso, progressisti, sono i primi conservatori e censori per l'arte e la cultura nostrana.
Ribelliamoci. Andiamo tutti a vedere 'Acab' al cinema. Vogliamo questo cinema! Salviamolo! Salviamoci!