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NAPOLI - PETER CAMERON E ROBERTO FAENZA CON 'UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA' UTILE'

Pubblicato il 23/02/2012
NAPOLI - PETER CAMERON E ROBERTO FAENZA CON 'UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA' UTILE'
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A NAPOLI - Tratto dal romanzo di formazione-bestseller dell’americano Peter Cameron, “Un giorno questo dolore ti sarà utile” è l’ultimo film di Roberto Faenza, in uscita nelle sale venerdì. Il regista torna al cinema con una storia alla “giovane Holden” in chiave contemporanea per raccontare l’emarginazione e le difficoltà nell’affrontare la vita di un diciassettenne alto-borghese (il bravo Toby Regbo), colpevole di essere troppo profondo e acuto per abbandonarsi ad un mondo lobotomizzato tra ansia di apparire, timore di invecchiare, carenze affettive e solitudini mal compensante. Assolve tutti Faenza, genitori-bambini e figli-adulti, provando senza giudizi ad enfatizzare la complessità della vita. “In principio – spiega il regista alla presentazione napoletana della pellicola - è stato il titolo del libro di Cameron ad attrarmi, l’ho difeso contro le perplessità dei produttori che alla parola ‘dolore’ reagiscono sempre con una certa reticenza. ‘Un giorno questo dolore ti sarà utile’ è una frase ripresa in realtà dall’opera ‘Amores’ di Ovidio relativa ad una passione sfrenata che il poeta definisce indegna per la sofferenza che provoca. Una sofferenza incomprensibile nel presente che però per me costituisce un inconsapevole atto d’amore verso il futuro. Ecco, è questo il senso più intimo del film. E i sogni controcorrente e il disagio del protagonista rappresentano quella scintilla di intolleranza che potrebbe salvarci da una società che va miseramente in pezzi. Trovo sia un argomento attualissimo…”. Il cast è ben distribuito, due premi Oscar: Marcia Gay Harden, abile anche se talvolta un po’ “su di giri” nei panni di una madre inadatta e disorientata a collezionare matrimoni falliti e soluzioni new age per sbarcare la quotidianità; ed Ellen Burstyn, nel ruolo abusato della nonna accogliente, prodiga di rapidi insegnamenti esistenziali. Divertente Peter Gallagher, padre in carriera che seduce affascinanti ventenni tra una blefaroplastica e una bistecca al sangue da vero “macho americano”, irresistibile mentre interpreta la stranezza del figlio come il sintomo di una omosessualità non ancora rivelata. Ma la banalità resta purtroppo dietro l’angolo di un’opera tutto sommato godibile e intrinsecamente ottimista che sicuramente potrà far riflettere genitori e adolescenti, strappando riflessioni lucide e sorrisi sui reciproci errori che, per dirla con Cameron, “non vanno mai risolti insieme perché la lontananza generazionale è il più delle volte una risorsa da preservare che spesso rende impossibile aiutarsi a vicenda”.