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LECCE 2012 - TONY GATLIF: ''I VERI INDIGNATI CONTRO LA VIOLENZA''

Pubblicato il 17/04/2012
LECCE 2012 - TONY GATLIF: ''I VERI INDIGNATI CONTRO LA VIOLENZA''
Tony Gatlif, regista e compositore francese di origini gitane, vincitore del premio alla miglior regia nel 2004 al Festival di Cannes, ha commentato la situazione della crisi europea in occasione della presentazione del suo docu-film 'Indignados' alla 13sima edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce, diretto da Alberto e Luigi La Monica.
“Nel 2010 tutti in Francia abbiamo sofferto della politica francese. Non capiamo perché un governo può attaccare popoli così poveri che non hanno niente e che sono accusati di fare del male alla nostra società ma è la nostra società a volergli del male. Essendo paladino degli ultimi 30 dei Rom o dei poveri in generale mi sono sentito rabbioso di vedere trattare così dei popoli. Questa situazione Rom ha lasciato macchie in tutta l'Europa. E' un allarme rosso. I giovani d'Europa, soprattutto spagnoli e greci, hanno preso la piazza della Porta del Sol come si fa con una rivoluzione e la mia gioia è immensa. Perché c'è gente che si è indignata di come Sarkozy ha trattato i rom e non ero più solo ma eravamo in 100mila. E quindi ho scelto di fare un cinema non più commerciale ma coinvolto e che ha il dovere di lanciare un messaggio forte. Come Eisenstein ha fatto con il regime comunista. Ho fatto il film con i miei soldi perché era importante farlo vedere qui in Italia, in Grecia ed in Polonia”.
Continua poi Gatlif parlando della sua pellicola “Io non sono un documentarista, non so fare i documentari. Io volevo filmare la realtà, anche se inizialmente non sapevo cosa, così abbiamo cominciato a filmare gli slogan. Come quello di una ragazza di 17 anni che semplicemente aveva scritto su uno striscione 'alzati dal divano'. Tanti slogan non anarchisti ma impegnati politicamente. Mi è piaciuto tantissimo filmare tutte queste cose. E mi sono fermato per provare a capire come io cineasta posso far vedere queste cose. Ho cercato di mostrare gli indignati, che ho trovato perfino in alcuni quadri e opere artistiche presenti nei musei di Madrid. Opere di ieri che ci parlavano della situazione di oggi. L'unica differenza è che oggi sono cambiate le armi, si spara con armi finanziarie”. 
Protagonista di 'Indignados' è una vera clandestina raccolta dalla strada “Come protagonista volevo una donna di un villaggio. Una vera clandestina. Che dopo 24 ore abbiamo sistemato con i documenti e mi ha potuto seguire in Grecia per iniziare a girare il film. Sapevo che era una grande attrice. Come quando Pasolini prendeva sconosciuti, non per interpretare avvocati o giudici ma personaggi autentici e per questo sono buoni attori. Un vero barista è perfetto per interpretare un barista perché lo è per davvero”.
Un film, quello di Gatlif, che segui gli indignati in giro per mezza Europa “Il film inizia a Patras in Grecia dove ci sono 3mila clandestini di ogni età che dormono abbandonati per la strada. Poi ci siamo spostati in Atene sulla Piazza del Governo e l'ha ho visto lo slogan 'videocamera e democrazia non vanno insieme'. Ho fatto vedere la democrazia nell'Acropoli e l'ha ho fatto vedere una persona che difendeva il suo paese attraverso la lingua, nel luogo dove la democrazia è stata inventata. Così ho smentito lo slogan che videocamere e democrazia non vanno insieme, perché ci sono ancora videocamere che sono democratiche. Il film si conclude a Madrid alla Porta del Sol”.
In Spagna Gatlif ha scoperto una vera città fantasma, di cui pochi sanno ma che davvero fa riflettere “A duecento chilometri da Madrid nella valle della luce è stata costruita una città per 50mila abitanti. Quasi finita. Al momento è tutto in buone condizioni ma chiuso. Nessuno ci vive. Perché la crisi ha colpito questa città da un giorno all'altro. Non c'erano più soldi ne per terminare i lavori ne per comprare questi appartamenti quindi è la senza essere abitata da nessuno. Mi ha colpito perché mi ricorda la situazione di tutti noi che un momento all'altro possiamo restare abbandonati e senza nulla. Come in Grecia dove il Governo è una marionetta nella mani della Germania e della Banca Centrale”.
Non c'è rabbia nel film ma Gatlif ma serenità, poesia e pace. Proprio questo colpisce più di ogni altra cosa “Ho lavorato con molti altri filosofi e tutti pensiamo che non possiamo vincere attaccando anche noi. L'unica cosa che può funzionare sono 300mila persone per strada a cui non possono fare niente. Un giorno potremmo non avere più niente in Europa, spero di no ma credo sia così, siamo civilizzati e dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo combattere questa minaccia. Io direi ai Greci di non pagare il debito, come l'Islanda ha già fatto. Se paghiamo il debito anche un professore guadagnerà 400 euro al mese. E' impossibile vivere così. C'è chi sta lavorando per salvare i banchieri ma non se stesso. Ci può succedere a tutti ma non possiamo lasciar morire la gente per la crisi. I soldi ora sono arroganti e potenti, ci schiacciano come un esercito vero e proprio”.
Gli indignati italiani hanno manifestato qualche mese fa a Roma ma il risultato non è stato affatto pacifico “Mi pento della violenza degli indignados italiani. Ma forse sono giovani e spinti a farlo da qualche cosa ma non credo siano stati manipolati. E' un'accumulazione di indignazione. Forse qua la violenza era necessaria per far cambiare qualcosa. Anche in Grecia c'è stata violenza e purtroppo è stato bruciato un cinema. L'unica cosa che non si dovrebbe mai bruciare. Il discorso degli indignados non è mai stato anarchico ma molto chiaro. Ed il messaggio è: “non vogliamo pagare questa crisi”.
Gatlif ci tiene a sottolineare che “Il mio film non da una soluzione ai problemi. Quelli che sono oggi marginalizzati in europa sono quelli che guadagnano lo stipendio minimo, i precari. Ed oggi in europa sono milioni. Questi marginalizzati europei rendono i clandestini invisibili, sono ombre. La nostra povertà li fa scomparire. Dei clandestini nessuno si occupa più”. 
E se gli chiedete chi sono oggi gli indignati in Italia lui risponde “Dal mio punto di vista, quello  della regia direi Nanni Moretti. Però gli indignati del popolo sono quelli con ancora meno dello stipendio minimo. Quando si riceve una busta con 500 euro al mese dobbiamo indignarci per questa busta paga. Perché anche quelli che hanno uno stipendio oggi possono indignarsi. Ma cosa si fa con chi non ha proprio niente? Per questo io sono indignato”.