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Luca Svizzeretto
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CANNES 2012 - INTERVISTA CON MATTEO GARRONE E DOMENICO PROCACCI

Pubblicato il 18/05/2012
CANNES 2012 - INTERVISTA CON MATTEO GARRONE E DOMENICO PROCACCI
dal nostro inviato a CANNES - All'insegna delle polemiche l'incontro di Matteo Garrone con la stampa italiana a Cannes. Prima il regista se la prende con i giornalisti in generale per il loro modo di fare notizia e poi in particolare con una collega del quotidiano 'Il Mattino'.
Ma andiamo con ordine. Garrone inizia piccato per i 'non' applausi della stampa estera al termine della proiezione del suo 'Reality': “Nel mio film ognuno ci vede quello che vuole vedere. Mi è arrivata la voce che alcuni giornalisti stranieri non hanno amato il film perché lo hanno trovato troppo poco di denuncia. Non era nostro intento fare un film di denuncia contro un certo tipo di televisione. E' una storia che abbiamo preso da un fatto di cronaca realmente accaduto a Napoli qualche anno fa”.
Quindi confessa i suoi timori da non più debuttante: “Quello che volevo era superare l'ansia da prestazione venuta dopo il successo di Gomorra. Ritrovare la leggerezza ed il piacere di fare cinema. Fare una cosa che mi divertisse”.
Il fatto è che se la Endemol, che produce il 'Grande Fratello' ha deciso di lasciare alla Fandango la possibilità di citare il marchio nella pellicola un motivo ci sarà, evidentemente non è presente una critica aspra ma neppure morbida: “Il programma è citato nel film. Abbiamo quindi avuto una liberatoria da Endemol. Abbiamo poi chiesto agli sponsor di portarci gli arredi per ricostruire la casa in un momento in cui il programma era fermo. Endemol ha letto il copione non ha trovato offensivo il film e quindi ci ha dato il via libera”.
E quindi dopo che un collega chiede a Garrone delucidazioni circa la notizia circolata nelle scorse ore di una sua presunta tangente alla camorra per girare 'Gomorra', prima tenta di gettare acqua sul fuoco il produttore Domenico Procacci: “In Gomorra si parla di Matteo che ha dato dei soldi per girare il film senza il consenso della produzione. Non è assolutamente vero. Abbiamo pagato i luoghi dove abbiamo girato come spesso si fa ma non abbiamo pagato alcuna tangente. Non c'è neanche mai stata chiesta. Sul perché Matteo abbia incontrato un camorrista fate voi ma è ovvio che per girare un film del genere non basta leggere i libri seduti comodamente in casa. Il fatto poi che la notizia sia stata ripresa a pochi giorni da Cannes ci fa capire cosa piace ad un certo tipo di giornalismo” poi arriva però la rabbia di Garrone che se la prende con tutti i giornalisti “C'è un pentito che racconta una cosa accaduta nel 2007 e la mette in un suo libro. Poi c'è un regista che è stato preso a Cannes con un suo film. Come mai questa notizia diventa così importante proprio in questo momento e un giornale famoso come il Mattino la mette in prima pagina proprio ora? Questo è quello che piace ai giornalisti. Così vi piace far uso della stampa”.
Tornando a 'Reality' non è solo la stampa estera a non essere stata convinta ma anche gran parte di quella italiana e il cineasta cerca di spiegare: “Questa doveva essere inizialmente una commedia ma mano a mano mi sono reso conto che assumeva dei toni drammatici. Io ora, dopo tanto averci lavorato, non riesco più a vederlo il film. Non me la sento più di dire come vedo il film. Qualsiasi spiegazione banalizzerebbe il contenuto. L'intento posso raccontarlo ed era quello di proporre una favola moderna dove si racconta una sorta di viaggio negli inferi del protagonista”.
La nota positiva del film è il bravissimo protagonista Aniello Arena, attore detenuto della Compagnia della Fortezza del carcere di Volterra e condannato all'ergastolo e Garrone lo esalta: “Un aspetto centrale e di forza del film è sicuramente la sua interpretazione, che dona al personaggio un candore dovuto anche a quello che lui ha scoperto durante le riprese: un mondo che non conosceva (vive da 20 anni in carcere). Straordinario interprete per un ruolo complicatissimo con un esordio al cinema indimenticabile”.
Il cineasta conclude “Per me era come un film Pixar, stando attento a non cadere mai nel grottesco. Volevo stare accanto ai personaggi, prenderli per mano e capirli” peccato che molto di grottesco ci è parso di vedere.