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VISITA ESCLUSIVA AL SET DI TORO SCATENATO 2

Pubblicato il 28/06/2012
VISITA ESCLUSIVA AL SET DI TORO SCATENATO 2
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LOS ANGELES

Sappiamo cosa state pensando, ecco l’ennesimo tentativo di Hollywood di resuscitare un classico del passato con un sequel di cui non se ne sentiva il bisogno. Ma a chi starà storcendo il naso rispondiamo che la produzione dietro Toro Scatenato II (Raging Bull II) è di tutto rispetto. Alla base c’è la biografia dello stesso pugile Jake La Motta, talmente ricca che il capolavoro di Scorsese con Robert De Niro ne ha potuto raccontare solo una piccola parte. Toro Scatenato II si propone in parte prequel e in parte sequel, mettendo in scena gli eventi precedenti a quelli raccontati nel primo film e volgendo uno sguardo alla vita del pugile negli anni ’90.  Il giovane La Motta è interpretato da Mojean Aria, attore di origini australiane scelto tra più di settecento aspiranti alla parte. Nei panni di La Motta adulto il veterano William Forsythe, con quella sua faccia così minacciosa da averlo portato spesso ad incarnare malviventi e poliziotti duri. Dietro la macchina da presa Martin Guigui, argentino di origine, ma cresciuto tra New York, Puerto Rico e il Vermont. Uno sguardo diverso e innovativo, se vogliamo, alla vita di La Motta, portato in scena con devozione e passione.
Qualità che abbiamo potuto constatare di persona nella nostra esclusiva visita sul set durante le riprese presso gli Universal Studios.



La prima cosa che notiamo entrando in quello che è forse il “backlot” più famoso al mondo, è la scultura di cemento delle Lyon Estates di Ritorno al Futuro, abbandonato in un angolo degli studios, dove non sempre i turisti possono arrivare.
Parcheggiando la nostra vettura, veniamo affiancati da Joe Mantegna, anche lui nel cast insieme ad altri nomi di rilievo quali Paul Sorvino, Penelope Ann Miller, Natasha Henstridge, Ray Wise. Le riprese saranno in notturna e arriviamo praticamente allo stesso momento, a metà pomeriggio. Mentre Mantegna si avvia al trucco e la prova costumi, noi ci dirigiamo verso “le strade di New York” dove ci si appresta a girare una scena in cui La Motta corre in mezzo ai passanti (un folto gruppo di comparse viene fatto entrare poco prima del nostro arrivo). Seduto su un veicolo elettrico, in un angolo, che osserva compiaciuto le riprese, c’è il vero pugile, La Motta. Cappello da cowboy, volto segnato dai tanti pugni presi, ma con ancora l’occhio vispo, nonostante i suoi 90 anni. O meglio 91. Sì, perché questa sera si festeggia il suo compleanno. La data esatta è in realtà il 10 luglio, ma per La Motta, ospite sul set per quasi una settimana, è ora di tornare a New York, così non si perde occasione di festeggiare insieme al cast e alla troupe. Viene fatta entrare un enorme torta gigante e, proprio come nei film, dalla torta esce una procace fanciulla in bikini.
Proprio una bella sorpresa!” ci confida La Motta in un attimo di relax. Non è facile conversare col pugile, l’età e gli anni sul ring gli impediscono di esprimersi come vorrebbe, ma è evidente come la mente sia ancora svelta. Gli chiediamo se sia soddisfatto delle riprese fino a quel momento. “È straordinario”, risponde “fino all’ultimo non credevo sarebbe accaduto” riferendosi ad un secondo film sulla sua vita.



Il regista Guigui racconta come sia stato restio ad accettare di dirigere la pellicola, per rispetto a Scorsese e allo status di cult-movie raggiunto dall’originale. “Nel 2006 il produttore Joe Allegro, mio amico dai tempi della scuola di cinema a New York, mi ha contattato per realizzare questo progetto a cui era molto legato. Suo padre aveva partecipato alla produzione del primo film. Subito ho detto no, non c’è verso, sacrilegio. Poi ho letto il libro e ho incontrato Jake [La Motta] e mi sono reso conto che c’era ancora tanto da raccontare. Non è nostra intenzione competere con il primo, non si tratta di remake. È un film diverso, potrebbe essere chiamato anche diversamente e non è detto che il titolo cambi al momento della distribuzione”.
L’entusiasmo di Guigui è palpabile mentre spiega come il film sarà strutturato: “Tutta la prima parte è prequel, la seconda è sequel. Nel mezzo c’è un omaggio al primo film dove trattiamo le conseguenze nate dagli incontri truccati, quelli persi e quelli vinti per soldi. Il rapporto con il padre, le implicazioni mafiose, la redenzione. La Motta ne ha attraversate tante, è finito anche in galera e si vedrà nel film. È una storia di speranza che insegna a non arrendersi mai, a superare ogni ostacolo per poter sopravvivere”.
Qualsiasi ombra di scetticismo svanisce nell’ascoltare il regista esporre la propria visione, e non è difficile immaginare come sia riuscito a conquistare anche il beneplacito di Robert De Niro e Joe Pesci. “Abbiamo contattato De Niro, avremmo voluto interpretasse il padre, ma alla fine non è stato possibile raggiungere un accordo. Ho incontrato personalmente Pesci, abbiamo chiacchierato per due ore e subito mi ha chiesto perché fossi così stupido da voler fare il sequel. Si è poi rivelato una persona di gran cuore. Compreso lo spirito, è stato pieno di consigli preziosi”.

Braccio destro del regista Guigui è il nostro Massimo Zeri, direttore della fotografia trapiantato a Los Angeles da oltre vent’anni, rispettato e stimato da tutti gli addetti ai lavori. L’intera troupe sembra entusiasta del progetto, ma è Zeri a tenere unito il gruppo, professionista quando è il momento di girare, giocoso nelle pause. Non perde occasione di insegnare qualche parola d’italiano, così non stupisca quando uno dei cameraman esorti con un “andiamo” invece di “let’s go”. Zeri e Guigui sono amici, prima che collaboratori. Zeri è stato direttore della fotografia di tutti i film del regista, sin dall’esordio. Un segno del destino: nel film d’esordio My X-Girlfriend's Wedding Reception la fotografia avrebbe dovuto essere di un altro italiano, Franco di Giacomo (Il Postino), l’improvvisa indisponibilità di Di Giacomo ha lasciato il campo libero a Zeri, il quale da allora è diventato collaboratore fidato.

Prima del break sul set c’è ancora spazio per due scene, una che vede Forsythe e Mantegna discutere animosamente in macchina, un'altra che vede l’ingresso di Tom Sizemore nei panni di un mafioso. Notiamo come bastino solo due ciak al regista, “buona la seconda”, per ottenere quello che vuole nelle interpretazioni. “Sono un minimalista”, dice,“non mi piace provare a lungo. Se un attore ha fatto i compiti a casa e conosce alla perfezione il materiale non sono necessari più di due ciak per trovare la verità e il realismo nella scena. A volte ci possono essere problemi tecnici o si procede per accumulo per raggiungere un livello più alto, ma la risposta istintiva, naturale del primo ciak è quello che cerco”. Guigui è molto soddisfatto di come procedono le riprese, nonostante i tempi stretti si dichiara contento dell’immediatezza e autenticità che gli impone la tabella di marcia. “Il film sarà a colori, ad eccezione degli incubi che tormentano il pugile. È lì che rivisitiamo gli incontri, in bianco e nero per evidenziare lo stato onirico. Il primo atto è davvero potente, Mojean [Aria] che fa Jake da giovane è straordinario, ha afferrato l’essenza di Jake, siamo stati fortunati a trovarlo. La seconda parte, beh chi non adora un film sulla mafia? Forsythe ha passato tanto tempo con Jake, ne ha assorbito la psiche e le idiosincrasie, vive il personaggio sullo schermo”.
La pellicola, prodotta e finanziata in maniera indipendente, vedrà l’uscita nelle sale nel 2013.