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Luca Svizzeretto
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LA NOTTE DEI TAVIANI A HOLLYWOOD

Pubblicato il 18/11/2012
LA NOTTE DEI TAVIANI A HOLLYWOOD DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LOS ANGELES
Al gala di apertura di Cinema Italian Style è di scena Cesare deve Morire di Paolo e Vittorio Taviani. La serata si apre con un filmato di repertorio tratto dagli archivi RAI che mostra la prima intervista a Sofia Loren a seguito della vittoria dell’Oscar per La Ciociara. Loren non partecipò alla cerimonia in quell’occasione e l’intervista avviene interamente in una stanza d’albergo dove entrambi, l’attrice e il reporter, hanno passato la notte in bianco in attesa dello squillo del telefono. Una cosa che nel mondo multimediale di oggi quasi non par vera e a tratti fa sorridere. Tra l’emozione, il fumo delle sigarette e la depravazione del sonno ne esce fuori una fotografia affascinante dell’epoca.
È poi la volta dei fratelli Taviani a salire sul palco dell’ Egyptian Theatre per presentare il loro film alla comunità di Hollywood. Speranzosi di ottenere la nomination all’ambita statuetta parlano a lungo, prima e dopo la proiezione, della loro esperienza sul set di un film così particolare. Del come l’emozione forte scaturita dall’avere assistito alla lettura dell’Inferno di Dante da parte di un detenuto, nel proprio dialetto napoletano, abbia spinto i due registi a voler portare il Giulio Cesare tra le mura del carcere di Rebibbia.  
Dice Vittorio: “Quando abbiamo parlato a questi detenuti di Shakespeare, hanno detto, questo Shakespeare è un amico perché ha parlato di noi. Queste storie noi le abbiamo vissute”. Aggiunge Paolo: “Quando recitano non parlano dell’assassinio come qualcosa solo da raccontare, loro hanno visto uccidere se non hanno addirittura ucciso loro stessi”.
Il dolore che nasce dal vedere le parole del Giulio Cesare nelle bocche dei carcerati, la strana sensazione dell’arte che imita la vita pone i Taviani davanti ad un dilemma morale. Si tratta pur sempre di uomini che hanno commesso atti terribili e per i quali ne stanno pagando le conseguenze. La commozione per i detenuti che rivivono le proprie esperienze di vita attraverso la rappresentazione teatrale si scontra con il dovere civile di punire i loro crimini. La risposta del pubblico, composto da italiani e americani, sembra condividere il sentimento dei due registi e lascia aperta la porta della nomination ai prossimi Oscar.