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Luca Svizzeretto
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Anno di produzione 2016

MISTER CHOCOLAT COLCOA 2016

Pubblicato il 19/04/2016
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Un film di Roschdy Zem. Con Omar Sy, James Thiérrée, Clotilde Hesme, Olivier Gourmet, Frédéric Pierrot, Noémie Lvovsky, Alice de Lencquesaing, Olivier Rabourdin

MISTER CHOCOLAT  COLCOA 2016 DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LOS ANGELES

Mister Chocolat narra la storia, dimenticata dai più, del primo clown di colore francese. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Rafael Padilla, nero di origine cubana, venduto come schiavo e scappato per non finire come il padre, trova rifugio e fortuna in un circo della provincia francese. Tra un’apparizione del gigante e una del lillipuziano, Padilla fa la parte di Kananga, omaccione nero che incute paura a grandi e piccini. Il clown bianco George Foottit, alla ricerca di un modo per rinnovare il suo repertorio e tornare sulla cresta dell’onda vede in Padilla un grande potenziale inespresso. Il clown veterano mette quindi in scena qualcosa di mai visto: un duo bianco/nero inscindibile. Padilla, rinominato Chocolat, si ritrova quindi a far da spalla a Foottit. Il successo li porta in un rinomato circo di Parigi dove però con l’arrivo di soldi e fama nascono attriti e risentimenti.
La vita di Chocolat, proposta dai produttori Nicolas e Eric Altmayer al regista Roschdy Zem è una di quelle storie, finite nel dimenticatoio, che meritano di essere raccontate, un po’ per risvegliare la coscienza ad un mondo odierno assopito un po’ per rendere omaggio ad un grande del passato. Lo stile adottato da Zem corre sui binari classici dell’ascesa e discesa di un artista, dagli inizi ingenui fino agli eccessi e alla caduta in disgrazia. In un’epoca in cui il razzismo era ancora radicato persino in una Francia che si dichiarava emancipata, il regista non fai mai del colore della pelle di Rafael il punto focale, pone l’attenzione invece su un uomo diviso tra un passato che non lo lascia stare e i benefici derivanti dal successo. I ricordi del padre servo ogni tanto riaffiorano nei pensieri di Chocolat e benché lo show consista nell’assecondare il modo in cui bianchi vedono i neri, l’uomo sta al gioco, convinto che si tratti di un sacrificio necessario nel nome dell’arte. Fin quando la rivendicazione dei propri diritti gli fa perdere di vista ciò che davvero conta e chi lo ha sempre trattato con il rispetto dovuto. Chocolat, a guardarci bene, era un uomo dalla personalità complessa. Seppur la sua parabola di uomo di spettacolo fu afflitta da coloro i quali non sapevano vedere oltre il colore della pelle, l’uomo non era un santo, aveva un forte problema col gioco d’azzardo, nel quale bruciava tutti i guadagni, e, seppur solamente accennato, aveva tendenze da donnaiolo. Il suo risentimento verso la società può essere giustificato, quello verso chi aveva creduto in lui meno. Le tante sfaccettature della personalità di Chocolat sono frutto della straordinaria interpretazione di Omar Sy, fatta di testa e fisicità. Ancora una volta Sy mette a disposizione il suo innato carisma, elevando la figura storica a grande personaggio. Non bisogna, però, sottovalutare James Thierrée, nipote di Charlie Chaplin, nel ruolo di Foottit, un uomo misterioso, amico sincero e al tempo stesso guidato dall’interesse di rivitalizzare la propria carriera. È l’emblema del clown che piange dietro la maschera, la sua interpretazione seppur passi in secondo piano rispetto a quella di Sy è in realtà altrettanto efficace, anzi sono complementari così come i due clown sul palco del circo. Unica pecca è la regia di Zem, il quale a volte si lascia prendere la mano e indugia un po’ troppo; un montaggio più compatto avrebbe forse giovato alla pellicola. Il tono di reverenza con il quale il regista si avvicina al personaggio è ammirevole, ma alla fine il film, con le molte libertà prese sul reale svolgersi degli eventi ai fini della sceneggiatura, assume un sapore di tributo, piuttosto che di fedele trasposizione dei fatti. 


Link:
»http://www.colcoa.org/