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Luca Svizzeretto
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Anno di produzione 2016

LA CORTE - L’HERMINE COLCOA 2016

Pubblicato il 21/04/2016
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Un film di Christian Vincent. Con Fabrice Luchini, Sidse Babett Knudsen, Eva Lallier, Corinne Masiero, Sophie-Marie Larrouy, Fouzia Guezoum, Simon Ferrante, Abdellah Moundy, Serge Flamenbaum, Emmanuel Rausenberger, Gabriel Lebret, Salma Lahmer.

LA CORTE - L’HERMINE  COLCOA 2016 DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LOS ANGELES

Un dramma procedurale che, per quanto intenso, si rivela un pretesto per una delicata storia di sentimenti. Xavier Racine (Fabrice Luchini) è un giudice della corte d’Assise di Saint-Omer, intransigente e freddo per chi lo osserva dall’esterno, un uomo che si è guadagnato l’appellativo di magistrato dalla doppia cifra, per le sue condanne mai inferiori ai dieci anni. Dietro il ruolo richiesto in tribunale, l’uomo conserva nel cuore un amore per una donna, nato per caso, sei anni prima, in una sala d’ospedale, dove una gentilezza della donna infermiera viene fraintesa. Ora la stessa donna, Ditte Lorensen-Coteret (Sidse Babett Knudsen), si ritrova selezionata tra i giurati del processo presieduto dal giudice Racine e rappresenta finalmente l’occasione per dirsi le parole non dette.
Sono sempre gli uomini che s’innamorano e le donne a scegliere, anche nel caso di una figura tutta d’un pezzo come quella del giudice. Luchini, attore straordinario, che con questa interpretazione ha vinto con merito la Coppa Volpi al festival di Venezia del 2015, passa con disinvoltura dalla rigidità della corte alle emozioni personali. Racine è afflitto da un’influenza che lo indebolisce, ma che non frena i doveri sul lavoro, un divorzio ancora in corso e infine il sentimento d’amore, con tutti i suoi dubbi e i suoi fraintendimenti. Una situazione dove non basta fare la prima mossa, dove l’impassibilità da giudice viene inevitabilmente meno, dove quello che prova dentro può renderlo insicuro. La risoluzione del processo, seppur appassionante, alla fine del film assume minore importanza, Racine stesso, a colloquio con i giurati, informa che la verità, qualunque essa sia, forse non verrà mai alla luce, cosa sia davvero successo lo sapranno solo le persone coinvolte, ma ciò non ha importanza perché il loro lavoro, quello della giustizia, è solo di decidere se l’imputato è colpevole, sempre tenendo bene a mente che deve essere ritenuto innocente fino a prova contraria. Il verdetto infatti avviene fuori scena, ed è il rapporto tra Racine e Ditte il punto focale: ci sarà possibilità che continui anche a processo terminato o sarà stato solo una coincidenza del caso? Si tratta di una sceneggiatura solida dove la corte è vista come un palcoscenico, ma ciò che interessa maggiormente al regista Christian Vincent è quello che si svolge dietro le quinte, dietro le porte, sia in senso letterale, per come è formato il tribunale francese molte sequenze di rilievo avvengono prima di mettere piede in aula, e in senso figurato, il dietro le quinte di un uomo che deve mantenere un’immagine di sé, ma che è fragile come tutti. Un film scritto, diretto e interpretato con grande maestria che trascende qualsiasi aspettativa.

Link:
»http://www.colcoa.org