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Luca Svizzeretto
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INNOCENZA E POVERTÀ AI MARGINI DEL REGNO MAGICO IN FLORIDA

Pubblicato il 02/10/2017
INNOCENZA E POVERTÀ AI MARGINI DEL REGNO MAGICO IN FLORIDA DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LOS ANGELES

Con l’arrivo dell’autunno Hollywood si prepara ad un'altra massiccia campagna promozionale di tutti i film all’inseguimento della nomination all’Oscar. Al momento sulla bocca di tutti c’è un piccolo film che potrebbe andare lontano. Si tratta di The Florida Project, già passato per il festival di Cannes, che tratta la povertà in America attraverso lo sguardo innocente e inconsapevole di una bambina. La pellicola trae il titolo da quello che era il nome in codice per Disneyworld in Florida durante la progettazione, ma è anche un gioco di parole sulle case popolari. Infatti mostra quello che la città preferirebbe tenere nascosto. Ai margini del Magic Kingdom, lontano dai lustrini e dai resort di lusso ci sono alberghetti a basso costo trasformati in dimore, dove si fatica ad arrivare a fine mese, negozietti che vendono souvenir Disney a metà prezzo, un intero universo fuori che cerca disperatamente di godere anche solo di riflesso dello sfarzo e luccichio che è Disneyworld. In uno di questi alberghetti dai colori invitanti e dai nomi fiabeschi abita la piccola Moonee (Brooklynn Kimberly Prince). È lei la protagonista, la quale, ignara del mondo che la circonda, rende le sue giornate magiche, il posto un parco giochi personale. Certo la bambina è a volte maleducata, cresciuta da una ragazza madre (Bria Vinaite) troppo presa da sé stessa, ma non perde mai quell’innocenza che caratterizza l’età. Nel ruolo del compassionevole amministratore dello stabilimento c’è uno straordinario Willem Dafoe, in odore di terza nomination in carriera.
Al ricevimento che ha seguito la prima per gli addetti ai lavori all’interno di una delle agenzie più potenti a Hollywood, la CAA, abbiamo scambiato due chiacchiere con i protagonisti. Dafoe, sorridente e disponibile con tutti, si è dimostrato particolarmente entusiasta di scoprire che eravamo italiani. Con una pronuncia perfetta ci ha detto: “Io parlo italiano. Sono sposato ad una italiana da dieci anni, si chiama Giada Colagrande, fa la regista. Ho casa a Roma, ma ci vivo solo due mesi all’anno”. Ne immaginiamo il motivo, sempre impegnati sul set, sia lui che la moglie. L’interpretazione di Dafoe si distingue fortemente dai personaggi duri, cattivi, aspri, ai quali ci ha abituati in passato. Bobby, così il nome, è un uomo dal cuore d’oro che si trova a dover bilanciare gli interessi dei proprietari del complesso con le vite difficili degli inquilini.  Il regista è Sean Baker, arrivato alla fama per aver girato il suo precedente film Tangerine interamente con l’iPhone. Qui, pur rimanendo nei binari del cinema indipendente, fa un salto in avanti nella struttura narrativa, invitando il pubblico a riflettere senza spingere sull’aspetto politico-sociale,  attraversando la storia con la stessa spensieratezza della bambina protagonista. Curiosa la scelta di Bria Vinaite, scovata, quasi per caso, su Instagram. Racconta Baker:Inizialmente volevo Britney Spears o Christina Aguilera, qualcuno mi aveva suggerito persino Selena Gomez, anche se io non ero dell’idea. Quando entri nel sistema Hollywood, cominci a pensare come loro, ci vuole il nome di richiamo. Quando ho trovato Bria su Instagram, ho pensato, ci vorrebbe una come lei. E perché non proprio lei?” Gli chiediamo cosa lo avesse colpito. “Innanzitutto la prestanza fisica, ma poi mi ha colpito quanto era impavida, le cose che faceva, senza timori. Uno di quei casi che la vedi e dici è lei il personaggio. Poi le abbiamo fatto un training di un mese di recitazione, le basi, affinché non guardasse in camera, quelle cose lì”. La scelta si è rivelata vincente. Un nome blasonato come quello di Spears, seppur avrebbe potuto giocare sul contrasto tra un ex allieva del club di Topolino e la periferia di Orlando, avrebbe distolto l’attenzione da quello che conta nel film. Bria, da par suo, sta vivendo una favola: “Per me è tutto nuovo, mi devo ancora abituare a tutto questo. Mi ha contattato e una settimana dopo ero già in Florida.” E la piccola Brooklynn Prince? C’era anche lei, ma, proprio come accade nel film , era solo interessata a giocare fuori sulla terrazza immersa nei palazzi di Century City, completamente incurante di quello che succedeva all’interno del party. Ed è giusto così.