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Luca Svizzeretto
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L’ETÀ DELLA CENSURA

Pubblicato il 21/07/2019
L’ETÀ DELLA CENSURA DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LOS ANGELES

In settimana è giunta notizia che Netflix ha deciso di rimuovere in toto la sequenza del suicidio del personaggio Hannah Baker in 13 Reasons Why. Una scena dai caratteri forti certo, cruda, che non risparmia i particolari, ma che, come tutta l’arte è anche provocatoria. Nel contesto della serie TV sta lì a dimostrare la bruttezza e l’assurdità di tale gesto. Chi lo interpreta diversamente ha capito poco sia della serie che della vita in generale. Si potrebbe aprire l’eterno dibattito, è la vita che imita l’arte o l’arte che imita la vita, senza per altro venirne fuori. Il gesto di rimuovere la scena invece conferma ancora una volta come la società stia piano piano muovendosi come un gambero all’indietro; sembra di essere tornati ai tempi di Arancia Meccanica e Ultimo tango a Parigi.

Netflix cede così alla pesanti richieste di medici, sociologi, associazioni anti suicidio e di quelli che si lamentano costantemente, quelli che ritengono la scena un incentivo al suicidio piuttosto che un deterrente, rimediando con la tanto temuta forbice. La scelta di Netflix crea un pericoloso precedente, indipendentemente dalle fazioni pro e contro: in futuro tutto potrà essere rimaneggiato, rimontato, cedendo sempre alle richieste di pochi, a sfavore di molti.
In un’epoca estremamente suscettibile dove su Internet c’è sempre quello che si sente offeso e scatena un polverone per qualsiasi cosa, si rischia di sopprimere la creatività a chiunque abbia voglia di osare, di spingere l’asticella più in là. Questa scelta può solo che rovinare l’arte, che dovrebbe spingersi oltre, provocare.



In questa era digitale dove i supporti fisici sono sempre meno frequenti si rischia di rendere tutto volatile, di perdere per sempre i prodotti filmici. E non è questione di qualità, si può essere fan o meno di questa o quella serie, di questo o quel film, di questo o quel romanzo, resta il fatto che un’opera così come era stata concepita verrà persa per sempre. Per fortuna in giro ci sono ancora i DVD di 13 Reasons Why (fin quando non verrà ritirato dal mercato) o le copie pirata online (guarda un po’), gli unici che potranno preservare la memoria storica di quel che fu.

Queste avvisaglie di codardia c’erano già state in passato: al termine della seconda stagione del telefilm i più attenti si dichiararono delusi dalla conclusione. In molti sospettarono che il finale fosse stato cambiato all'ultimo momento, che l’idea di mostrare una sparatoria di massa all’interno di una scuola era troppo, che avrebbe portato ad emulazione, che quel finale andava cambiato, addolcito, con buona pace di una narrazione logica. Una cosa che cast e troupe negano ad ogni occasione, il che fa pensare quasi ad una clausola nel contratto. Se fosse davvero così, se l’esito finale è stato cambiato in corsa, si può giustificare come una scelta fatta a monte. Il prodotto finale, una volta uscito, non è stato più alterato.
La decisione di rimontare a posteriori invece fa scalpore. Netflix è un servizio a pagamento, on demand, la scelta coscienziosa  di vedere o non vedere un determinato contenuto spetta allo spettatore, ben diverso da un'emittente classica dove si potrebbe contestare che il contenuto venga subìto passivamente.

E poi c’è il sospetto di motivazioni meno nobili. Sono passati due anni dall’esordio in TV di 13 Reasons Why e siamo a ridosso del lancio della terza stagione. Una notizia di questo tipo non solo crea rumore attorno alla serie, adesso tutti tornano a parlarne, ma crea attesa sia per chi lo segue (andrà visto subito prima che accada un’altra cosa simile in futuro), che per chi lo disprezza (chissà se c’è qualcosa contro cui inveire questa volta). E intanto il numero di spettatori si alza. 

Forse la soluzione migliore sarebbe rendere disponibili entrambi le versioni, invece di rimuovere completamente dalla memoria qualcosa che prima c’era. Chissà se un giorno la libertà di scelta sarà davvero libera.