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Luca Svizzeretto
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DISNEY DRIVE IN PRESENTA THE MANDALORIAN

Pubblicato il 15/08/2020
DISNEY DRIVE IN PRESENTA THE MANDALORIAN DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LOS ANGELES

In un’estate orfana di eventi, priva, causa Coronavirus, dell’usuale campagna promozionale da parte dei networks per racimolare voti a favore delle candidature agli Emmy, la Disney ha posto rimedio riportando in vita il “Drive In”. La casa di Topolino, assieme alla co-sponsorizzazione di Deadline, prende in prestito per sette giorni l’ampio spiazzo antistante il Rose Bowl, lo stadio di Pasadena dove si giocò la finale dei Mondiali del ‘94, nonché teatro di grandi concerti, proiettando sul grande schermo i suoi fiori all’occhiello quali What we do in the shadows, black-ish, Little Fires Everywhere, The world according to Jeff Goldblum, All in the Family, Good Times, The Mandalorian. Ed è di quest’ultimo che riportiamo testimonianza diretta. La serie ambientata nell'universo di Guerre Stellari, che ha riscosso un enorme successo, forse anche più dei recenti sequel, finalmente proiettata su uno schermo gigante. 



In un torrido pomeriggio di metà agosto affrontiamo il traffico, direzione Pasadena, senza mancare prima però di passare a salutare la casa di Doc Brown, aka The Gamble House. Una volta arrivati allo stadio ci incolonniamo religiosamente dietro una fila di macchine. Si vede che la Disney sa far bene le cose. Con più di un’ora di anticipo si aprono i cancelli e veniamo guidati in un percorso obbligato che termina su un red carpet speciale per automobili. Cartellone con il logo The Mandalorian ben in vista, fotografo pronto, posa e via allo scatto all’interno dell’abitacolo; muniti di mascherina, ovviamente. Una volta dentro il parcheggio, distanziamento anche per le auto, in modo da consentire una possibile via d’uscita d’emergenza.



Gift bag con Baby Yoda (categoricamente una per macchina) e volantino con le istruzioni per la serata: il canale radio su cui sintonizzarsi per ascoltare l’audio, norme di comportamento, direzioni per le toilette situate all’interno dello stadio e menù della serata. Si, perché la Disney offre anche la cena, portandola direttamente allo sportello. Proprio come si vede nei film degli anni ‘50. Non appena parcheggiati, in una comoda seconda fila, arriva lo steward con un sacchetto di popcorn, caramelle, acqua e il foglio per le ordinazioni. Ovvero la scelta tra il menù di carne o quello vegetariano. Siamo in America e quindi ci tocca il cestello di pollo fritto, accompagnato da patatine fritte e un’ottima insalata di cavolo, condita da un saporito sidro di mele. A fare il catering c’è la compagnia Food Matters, che di eventi di questa portata se ne intende. Organizzazione perfetta (persino un igienizzante per la mani raffigurante Baby Yoda), ma anche pacchianate all’americana, quali un coro di clacson e flash di anabbaglianti alla prima apparizione sullo schermo di Baby Yoda.


 
Mentre il sole tramonta dietro le colline che circondano il Rose Bowl, creando quell’effetto di cielo arancio da cartolina, lo schermo si accende ed inizia il botta e risposta con gli autori Jon Favreau e Dave Filoni. L’eccitazione è palpabile anche per loro che sono solo in collegamento virtuale. Si parla un po’ dei retroscena e della decisione di un ritorno alla semplicità. “Volevamo tornare a alle cose che erano state fonte di ispirazione per il primo Guerre Stellari”, afferma Favreau, riferendosi alle atmosfere western che pervadono la serie. Prima di mostrare quindi i primi due episodi, una piccola sorpresa, il video musicale realizzato dal compositore Ludwig Göransson per la colonna sonora, girato nei set originali della serie.



Via quindi alla magia di assistere alla proiezione dall’automobile, muniti di iPod e casse mobili, in modo da evitare un affaticamento inutile sulla batteria. Intuizione che si rivela azzeccata, quando vediamo la macchina posteggiata di fronte chiamare a fine serata l’addetto con i cavi per un avviamento di emergenza.