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Luca Svizzeretto
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PROMETHEUS, THE DARK KNIGHT RISES E GLI ITALIANI CHE NON SANNO PIU' SOGNARE

Pubblicato il 13/09/2012
PROMETHEUS, THE DARK KNIGHT RISES E GLI ITALIANI CHE NON SANNO PIU' SOGNARE
Se anche Ridley Scott, dopo Terrence Malick, ha deciso di interrogarsi sull'uomo e sulle sue origini, su Dio e sulla spiritualità, è un chiaro segno dei tempi che stiamo vivendo. Un momento difficile per l'umanità intera. Crisi economica e precariato a livello mondiale hanno reso le nostre vite profondamente instabili. In oriente per la religione ci si uccide. In occidente gli attentati terroristici si fanno sempre più sanguinari e malvagi. E' un periodo profondamente buio questo, ammettiamolo, e i grandi maestri della cinematografia di genere sentono evidentemente la necessità di raccontarlo attraverso le loro storie. I film più riusciti e spettacolari dell'anno sono proprio la specchio di tutto questo: 'The Dark Knight Rises' e 'Prometheus'. Non a caso due successi planetari di pubblico e di critica. 
Come dite? Avete letto delle critiche negative di questi due film? Forse in Italia.... allora sono successi di pubblico e di critica, tranne che in Italia.
Tempo fa leggevo un articolo, ora non ricordo se sul New York Times, dove si diceva che i critici cinematografici italiani sono ancorati ad un cinema in decomposizione e non riescono più a distinguere cosa e bena da cosa è male. Si sono fatti troppo scrupolosi nel giudicare i grandi film e troppo benevoli nel giudicare i prodotti di casa loro. Insomma, sempre secondo questo articolo made in Usa, sono troppo autoreferenziali, proprio come i film tricolori, sempre secondo i giudizi americani. Premesso che le generalizzazioni non mi sono mai piaciute, in nessun campo, devo dire di trovarmi piuttosto in sintonia con queste affermazioni. Bisogna però trovare le eccezioni anche in casa nostra. Io seguo il cinema per lavoro ma per me quello di Nolan e quello di Scott sono assolutamente i film dell'anno 2012 e due opere cinematografiche immense e destinate a scrivere la storia. Stessa cosa la pensano molti altri addetti ai lavori italiani. Detto ciò devo ammettere di aver sentito fin troppi pareri contrari. Davvero troppi davanti a due colossi del genere. Due pellicole visivamente così possenti da lasciare senza fiato. Quindi mi chiedo inevitabilmente il perché. Perché vengono tirati giudizi del genere e poi esaltati film poveri di immagine e di contenuti, che si limitano a raccontare fatti di cronaca, sconsolatamente provinciali e infinitamente noiosi, prolissi, grigi, vuoti, rindondanti. Cosa più terribile, tutti uguali.
La risposta è nel lavoro che facciamo, ovvero quello di comunicatori, giornalisti o meno. Mi metto nel calderone anche io da giornalista professionista quale sono e non intendo salvarmi. Sono colpevole come tutti.
Il mondo della comunicazione italiano è vittima di imposizioni politiche evidenti. In Italia tutto è politica e perfino gli americani, che pur sono molto attaccati alla loro bandiera e al loro governo, non si fanno tutti questi scrupoli quando devono mettere nero su bianco ed impugnare penna e calamaio. Noi italiani si. Politicizziamo tutto, non lo ammettiamo, ma lo facciamo. Non sappiamo riconoscere una cosa buona se questa 'si permette' di infrangere quelli che riteniamo tabù o se si scaglia contro quelli che riteniamo capisaldi delle nostre ideologie politiche, etiche, culturali. Siamo intolleranti a 360 gradi e questo ci sta lentamente consumando e distruggendo. Negli Usa, dove tengono molto al concetto di libertà, almeno dentro le mura del loro continente, se ne sono subito accorti e ce lo sbattono in faccia senza farsi troppi problemi. Qualcuno obietterà che è nel loro interesse difendere i loro film. Vero ma io non riesco a non essere d'accordo con loro, che ci posso fare?
Questa mattina osservavo le percentuali di TDKR e Prometheus su Rotten Tomatoes. Bene. TDKR segna l'87% di gradimento della critica specializzata (RT tiene il giudizio delle più importanti testate americane) e addirittura il gradimento del 92% del pubblico (dato pazzesco). Vediamo anche Prometheus? Altro successo. Il 73% della critica dice di si e tra il pubblico applaude il 72% (quando si dice comunione di idee...). Sono evidentemente dati positivissimi di film che non verranno dimenticati tanto facilmente, che probabilmente faranno scuola e che rivedremo, sono pronto a scommetterci, tra le candidature agli Oscar in arrivo quest'inverno.
Ridley Scott ha girato un film molto simile al suo Alien e perfino all'Aliens cameroniano. Semplicemente più evoluto, sono passati tanti anni ed è giusto così. Migliori effetti speciali, migliori attrezzature, miglior fotografia e definizione dell'immagine. Forse l'unico difetto vero di questo prequel è quello di essere fin troppo patinato rispetto al suo predecessore storico. Non era facile tornare su di una storia tanto amata. C'era davvero il rischio serissimo di creare un flop. Invece il risultato è godibilissimo. Il cast straordinario. Fassbender, Idris Elba e Noomi Rapace potevano tranquillmente essere a bordo della Nostromo e nessuno avrebbe avuto nulla da ridere. Gli amanti della saga ci vedranno tanti omaggi, tanti riferimenti e tantissime idee innovative. Vorrei entrare nei dettagli della storia ma vorrei anche evitare di spoilerare tutto a chi non ha ancora visto la pellicola. Quindi se è questo il caso fermatevi e chiudete l'articolo. Non mi offendo. 
Prometheus è un grande omaggio alla fantascienza anni '80. Noomi Rapace è una Sigourney Weaver moderna, forte come l'eroina Ripley, ma con i problemi esistenziali che hanno tormentato le donne dal post anni '80 fino ad oggi. Quindi divisa tra la fede religiosa ereditata dalla sua famiglia, la voglia di diventare madre e i grandi tormenti esistenziali sull'aborto. Vero e proprio incubo dialettico etico degli ultimi 30 anni. Fino all'inevitabile presa di posizione. Per chi ama la letteratura horror abbiamo una creatura aliena primordiale che ricorda da vicino i 'Grandi Antichi' lovecraftiani e non credo sia proprio un caso, piuttosto una cuiriosa coincidenza e una simpatica strizzata d'occhio. Fino al 'quasi finale' quando la nostra Noomi si salva con lo stesso identico sistema che tante volte aveva salvato Ripley, aprendo una porta al momento apportuno. Scott si diverte proprio come si divertiva ai tempi di Alien o di Blade Runner. I primi dieci minuti di film poi mostrano tutta la meravigliosa bellezza della fotografia di Dariusz Wolski, capace di trasformare luoghi reali in un mondo straordinariamente extraterrestre.
Non manca nulla al film di Scott, così come a quello di Nolan eppure ci si attacca a 'cadute di sceneggiatura'. Onestamente queste cadute di sceneggiatura mi sembrano una scusa per criticare dei prodotti senza sbavature tecnico-artistiche. Così si cerca il 'pelo nell'uovo'. Io non mi ritengo un'intelligenza superiore, ma neanche uno che si siede sulla poltrona del cinema pensando ad altro. Eppure non ho trovato nessun buco in nessuna delle due storie in questione. Partendo dal presupposto che non sono racconti di vita vissuta ma favole dark ed in quanto tali frutto di fantasia. La fantasia richiede elasticità mentale e fantasia a sua volta. Perché si guarda un film di Indiana Jones se poi ci sia chiede come si possibile lanciarsi nel vuoto, da un aereo che precipita, su di un gommone e atterare incolumi tra le montagne innevate? Se per voi è una situazione svilente per una scenggiatura allora non vi piace il genere. Guardate altro, semplice no? Ma non prendetevela con un film perfetto. Povero Spielberg.
Ho la netta impressione che negli Stati Uniti abbiano ragione. Non c'è niente da fare. Oggi la maggioranza dei critici italiani è incapace di godersi un certo cinema. Preferisce le commedie 'tutteuguali' i polpettoni politici 'tuttiugualli' e i drammoni famigliari 'tuttiuguali'. Guai a proporgli di fare uno sforzo di fantasia. Troveranno qualcosa che non va. Tizio che beve una spremuta ma è impossibile perché non amave le arance. Quindi il film è una chiavica. Quando guardavamo i film negli anni '80 non ci facevamo tutti questi problemi. Altrimenti sai quante stroncature eccellenti. Sapevamo viaggiare con l'immaginazione, sognare, dimenticare per un paio d'ore i problemi o forse semplicemente affrontarli in maniera diversa, proprio come faceva Bastian ne 'La Storia Infinita'. 
Chissà il problema in casa nostra potrebbe essere quello di essere cresciuti. Peter Pan aveva ragione, meglio restare bambini. Il buon Peter è americano però...