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Luca Svizzeretto
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Anno di produzione 2013

YOUNG DETECTIVE DEE: RISE OF THE SEA DRAGONFESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA 2013 - FUORI CONCORSO

Pubblicato il 18/11/2013
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Un film di Tsui Hark. Con Angela Baby, Mark Chao, Kun Chen, Shaofeng Feng, Dong Hu, Bum Kim, Carina Lau, Gengxin Lin, Zhaoxu Lin, Jingjing Ma, Chien Sheng.

YOUNG DETECTIVE DEE: RISE OF THE SEA DRAGON FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA 2013 - FUORI CONCORSO
DAL NOSTRO INVIATO A ROMA

In questa ottava edizione del Festival del Film di Roma, è arrivata – checché se ne dica – un’ennesima lezione dal cinema orientale. Blue Sky Bones del cinese Cui Jian e Seventh Code del giapponese Kiyoshi Kurosawa erano tra i migliori film del concorso – e per fortuna anche la giuria capitanata da James Gray se n’è accorta. 
Ma soprattutto gli ultimi due giorni del festival sono stati arricchiti da due grandi produzioni sino-hongkonghesi, altamente spettacolari e superiori a buonissima parte dei blockbuster americani (tenendo fuori dal lotto solo i blobckbuster d’autore come quelli di Christopher Nolan): The White Storm di Benny Chan, film di chiusura del festival, è una straordinaria summa del cinema action di Hong Kong, mentre Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon di Tsui Hark è un fantasy storico che sa giocare con gran classe con l’immaginario del cinema cinese e in cui vi è un uso vero del 3D – e non posticcio, come per l’appunto accade in quasi tutte le grandi produzioni hollywoodiane. 
Prequel di Detective Dee e il mistero della Fiamma Fantasma (2010), il nuovo capitolo – sempre diretto da Tsui Hark – probabilmente supera il primo per via di una macchina spettacolare gestita meglio, laddove lo stesso uso del 3D sembra aver spinto il regista di Blade a un tour de force visivo. Alcune delle soluzioni più sorprendenti sono legate infatti proprio alla stereoscopia, dalla variegata sequenza di riprese in profondità di campo (vertiginose inquadrature dall’alto) agli “sfondamenti” dello schermo (in particolare con una serie di armi) che finiscono per avvolgere lo spettatore in un caleidoscopio visivo sorprendente e mai ripetitivo (se non, in parte, nell’ultimo frammento del film). Una varietà di set e scenografie usate in tutta la loro potenzialità – la meravigliosa sequenza iniziale in mare o, ad esempio, la scena della tintoria – e che confermano, se ce ne fosse stato bisogno, il talento visivo e visionario di uno dei maestri del cinema hongkonghese.
L’ipertrofia visiva porta con sé anche una ipertrofia narrativa, non sempre gestita a dovere, con protagonista ovviamente il giovane Detective Dee – personaggio vissuto davvero al tempo della dinastia Tang e che Tsui Hark ha completamente reinventato – alle prese con la necessità di far riconoscere a corte le sue straordinarie doti induttive, per una sorta di Sherlock Holmes mandarino. Il suo compito è – se  vogliamo – triplice: convincere il capitano delle guardie imperiali di meritare il suo rispetto, salvare la cortigiana più bella del paese dalle grinfie di un misterioso mostro marino e sconfiggere il drago che mette a repentaglio l’esistenza stessa dell’Impero. Un groviglio narrativo – cui si aggiunge l’episodio, tra l’altro spassoso, dei vari cortigiani avvelenati – che si sostiene proprio grazie alla maestria della messa in scena. 
Come in un grande atto di rivisitazione e rivitalizzazione storico-fantastica, Tsui Hark si muove liberamente in invenzioni sopra le righe, sempre al servizio del discorso spettatoriale, con l’intenzione di sbalordire il proprio pubblico per via di trovate sempre più strabilianti. Addirittura, a tratti, l’etica e l’estetica dello spettacolo sembrano essere messe in scena e problematizzate in modo teorico: si vedano i diversi passaggi in cui si salta da campi lunghissimi a dettagli o ai momenti di surplace dell’azione – quasi da videogioco – fino all’attraversamento (rigorosamente in 3D) dello spazio urbano attraverso il quale, mentalmente, il Detective Dee elabora gli spostamenti dei suoi nemici. Questi momenti valgono come dimostrazione dell’onnipotenza visiva che passa tra le mani di Tsui Hark e che suggerisce in questo modo le infinite possibilità a sua disposizione. 
Ed è – questa affermazione di volontà di potenza – un tratto da non sottovalutare, perché Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon sembra lanciare il guanto di sfida ad Hollywood – come non accadeva da La battaglia dei tre regni di John Woo nel 2008 – e appare sempre più imminente il momento in cui il cinema cinese potrà provare, almeno sul piano delle grandi produzioni, a competere con l’America nella conquista del mercato internazionale. In questa prossima disfida, tra l’altro, la Cina alla lunga può avere un vantaggio: la ricchezza inestimabile del suo patrimonio culturale che permette, al contrario di quel che accade in un paese dalla storia così recente come gli USA, di poter impostare anche le storie più fantasiose ed eccentriche partendo da dati ed avvenimenti reali, consentendo così una varietà di racconti e vicende che non hanno necessariamente bisogno dell’inventiva di uno scrittore come Tolkien per creare mondi paralleli e fantastici.