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Luca Svizzeretto
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Anno di produzione 2013

LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUGNOIR IN FEST COURMAYEUR 2013 - EVENTI

Pubblicato il 07/12/2013
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Un film di Peter Jackson. Con Martin Freeman, Richard Armitage, Aidan Turner, Robert Kazinsky, Graham McTavish, Stephen Hunter, Mark Hadlow, Peter Hambleton, James Nesbitt, Adam Brown, Ian McKellen, Elijah Wood, Cate Blanchett, Andy Serkis, Christopher Lee, Jed Brophy, Sylvester McCoy, John Callen, William Kircher, Ryan Gage, Ken Stott, Mikael Persbrandt, Conan Stevens, Stephen Fry, Orlando Bloom, Evangeline Lilly.

LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG NOIR IN FEST COURMAYEUR 2013 - EVENTI
DALLA NOSTRA INVIATA A COURMAYEUR

La fine delle grandi narrazioni sembrava una questione oramai archiviata insieme agli ultimi sussulti teorici dell’era postmoderna.  Ma non è così, e a riproporre tali problematiche è proprio una grande saga hollywoodiana, firmata da Peter Jackson e giunta al suo secondo capitolo con Lo Hobbit - La desolazione di Smaug. Sembra paradossale ma la dilatazione narrativa e la dispersione costante delle dinamiche classiche dell'azione sono due caratteristiche fondanti di questa (non) pellicola che proprio dell'accelerazione dei fotogrammi - 48 per secondo, per chi sceglierà di vederla in tale versione - ha fatto il suo maggior vanto (anche se l'iperrealismo delle immagini che ne deriva non è stato da tutti gradito). Questo aumento di velocità del supporto filmico non trova però alcun rispecchiamento diegetico, anche forse a causa delle scelte produttive che accompagnano questo progetto, ovvero rendere il libro di Tolkien Lo Hobbit, lungo all’incirca 400 pagine una sontuosa trilogia, proprio come già avvenuto, ad opera dello stesso Jackson per Il signore degli anelli, la cui versione li cartacea conta però più di 1200 pagine. La durata dunque è al tempo stesso il nucleo fondante del film al livello programmatico e di svolgimento del racconto all’interno – per ora - di ogni suo singolo capitolo. Dopo un primo episodio che indugiava a lungo nella presentazione dei personaggi, ma che si chiudeva brillantemente con la rivelazione dell’ambigua natura del protagonista Bilbo Baggins – scassinatore ma anche forse volgare ladruncolo – in Lo Hobbit – La desolazione di Smaug si riparte con un lungo e verboso prologo illustrativo, che funge da riassunto della puntata precedente e mira a re- introdurre lo spettatore nell’usuale toponomastica epico-mitologica dell’universo tolkeniano. I personaggi vengono dunque ripresentati e si susseguono una serie di affermazioni assertive come “eccoci nella terra degli elfi”, ecco il sentiero da percorrere, gli oggetti di cui appropriarsi, la missione a cui adempiere. 
Colpisce dal punto di vista visivo la grande cura con cui sono rese le diverse “stazioni” del viaggio di Bilbo al seguito dei nani capitanati da Thorin Scudodiquercia, le architetture, in particolare, sono avvolgenti e dense di dettagli fantasiosi, le creature in cui i nostri eroi si imbattono altrettanto seducenti. Due in particolare sono le sequenze mozzafiato del film: la battaglia nella foresta contro un plotone di ragni giganti e il successivo scontro con i terribili orchi. In entrambe le occasioni l’azione è coreografata al millimetro, ad ogni azione corrisponde una conseguenza ancor più stupefacente e immaginifica, in un crescendo immersivo che non lascia tregua. Poi però la storia si sviluppa per accumulo e la tensione si annacqua. Dalla vicenda principale si staccano due, poi tre sottostorie che proseguono parallele alla “via maestra”, ma finiscono anche per interromperla continuamente attraverso un montaggio alternato che non riesce a trovare i giusti agganci tra una sequenza e l’altra. Ne consegue appunto una dilatazione narrativa che vede riecheggiare all’interno delle varie sottostorie alcuni elementi similari: c’è un personaggio che deve trovare qualcosa (una pietra preziosa, un mago, un’erba curativa), la trova e se la lascia sfuggire di mano, per poi recuperarla e proseguire verso lo scopo ultimo della sua missione. Il reiterarsi di questa struttura, unita al fatto che nessun personaggio muore nelle prime scene, annulla la percezione del pericolo e con essa la tensione e l’identificazione con i nostri eroi. 
Il tutto si acuisce ancor di più nel lungo epilogo del film, che vede Bilbo e soci affrontare finalmente il drago Smaug. Nonostante la pregevole fattura e la profusione di effetti speciali (ottimo per una volta anche il 3D), sembra di essere di fronte, in questa scena come d’altronde nell’intero film, non ad una progressione montante dell’azione, bensì davanti ad un rituale dalla liturgia lenta e avvolgente, che ci trascina a lungo sulla superficie lucente delle immagini, nella perenne e trattenuta attesa che il film, come il suo drago desolato, spicchi finalmente il volo.