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Luca Svizzeretto
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Anno di produzione 2011

THE ARTISTSILENZIO IN SALA

Pubblicato il 09/12/2011
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Un film di Michel Hazanavicius. Con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller, Missi Pyle, Stuart Pankin, Joel Murray, Beth Grant, Bitsie Tulloch.

THE ARTIST SILENZIO IN SALA
Quando un film parla per immagini è difficile recensirlo usando le parole. The Artist, mirabilmente interpretato da Jean Dujardin e Bérénice Bejo,è come Guernica: ne si può cogliere il significato, spiegare gli stilemi, analizzare la composizione, ma poi, in piedi nel museo come seduti in platea, ciò che si prova è altro. E così come il quadro di Picasso sconvolge e stravolge, inquieta e a suo modo uccide, con il suo bianco e nero che esalta il potenziale devastante della guerra, la pellicola di Michel Hazanavicius cura le ferite del cuore, lo rallegra e lo culla, con una fotografia curata ma senza colori che lascia sia lo spettatore solo a scegliere le proprie tinte in una democrazia di sentimenti in grado di riconciliare l’animo con un mondo che non è più come quello portato sullo schermo.
Gli anni Trenta, il passaggio al sonoro, lo Star System, il Charleston. Il crollo della borsa quella volta, la prima volta, non portò con sé giù  a picco anche la capacità di sognare. Ed è proprio di ineffabile sogno che è intrisa questa storia semplice,  fatta di un divo del cinema muto la cui fortuna è in declino e di un’emergente star del sonoro a lui legata, fatta di un’ironia sottile, tutta interpretata, che oltrepassa la semantica, non conosce lo stravolgimento del doppiaggio ed è, per questo, universale.
Attenzione, però, che la confezione non inganni: non sono più i tempi del cinema muto questi, non siamo il pubblico in fuga da un treno su uno schermo e The Artist non è un film degli anni Trenta più di quanto non sia, a dispetto della trama, un film sugli anni Trenta. La pellicola, infatti, mette in scena una narrazione del tutto contemporanea, dall’ossatura conscia della data sul calendario, ma riesce a piegarla al suo intento, alla sua voglia di un intrattenimento diverso, davvero originale, unico nel suo viaggiare a ritroso utilizzando strumenti che l’uomo, e il cinema con esso, rischia di perdere. I volti perennemente immortalati in espressioni facciali molto marcate, la colonna sonora con gli stacchi, preziosi gli istanti di silenzio tra una partitura e l’altra, un Jean Dujardin giustamente premiato come miglior attore a Cannes sono, però, solo elementi.
L’emozione e la dolce illusione di un ballo come Fred e Ginger non la si può analizzare, va vissuta. Abbiamo trovato le parole e le immagini in 3D ma, troppo spesso, ne abbiamo perso il senso.

Link:
»http://weinsteinco.com/sites/the-artist/