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Luca Svizzeretto
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Anno di produzione 2019

GLASS BUONI O CATTIVI, NON È LA FINE

Pubblicato il 17/01/2019
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Un film di M. Night Shyamalan. Con James McAvoy, Samuel L. Jackson, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy, Spencer Treat Clark, Sarah Paulson, Charlayne Woodard, Luke Kirby, Jane Park Smith, Diana Silvers, Shannon Destiny Ryan.

GLASS  BUONI O CATTIVI, NON È LA FINE DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LOS ANGELES

Questo capitolo (finale?) della saga “fumettistica” di M. Night Shyamalan, iniziata con Unbreakable, risulta un ibrido che rischia di scontentare molti e soddisfare alcuni. Shyamalan non perde tempo con riassunti delle puntate precedenti, ma si getta subito nell’azione. David Dunn (Bruce Willis) non fa più il capo della sicurezza allo stadio di football, ma ha aperto un’agenzia tutta sua. Con l’aiuto del figlio, in costante contatto attraverso un auricolare, Dunn si è eletto a giustiziere sommario, abbracciando in toto le sue doti. Proprio come avrebbe voluto Elijah Price (Samuel L. Jackson), ora rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), ovvero l’Orda dal film Split, è ancora là fuori e spetta a Dunn andare a prenderlo in uno scontro tra titani, che di fatto apre il film. Shyamalan sposa dunque la tesi dei supereroi sono tra noi, le leggende dei fumetti immerse nella realtà odierna. Lo fa con assoluta convinzione per poi far di tutto per negarla nel secondo atto, dove entra in gioco il Dr. Ellie Staple (Sarah Paulson), la quale cerca una giustificazione logica a quelli che vengono percepiti come superpoteri. In un gioco di specchi il regista sovverte le aspettative di continuo. Smonta e rimonta l’universo da lui stesso creato, negando quanto di costruito e ribaltandolo. La seduta analitica occupa una larga parte ed è posta propria al centro. Non solo, cambia completamente registro passando dalla concitata azione iniziale ad una narrazione calma e introspettiva. In realtà è solo apparenza. Come il Mastermind di Samuel L. Jackson, mentre tutti guardano il dito, lui guarda la luna. Perché nel terzo atto il regista cambia ancora una volta direzione. Per quanto a livello psicologico sia affascinante, pecca nell’esecuzione. Questo terzo capitolo vuole essere troppe cose insieme. È continuazione fedele degli eventi di vent’anni prima (persino il cameo del regista si riallaccia al precedente); vuole essere l’alternativa seria ai film sui supereroi senza la caciara della Marvel; vuole insinuare il dubbio che ci abbia presi in giro fino a questo momento e che per tutto ci può essere una spiegazione scientifica. Fino ad arrivare al monito filosofico sulla condizione umana. Pare che l’intera storia fosse già nella mente di Shyamalan ai tempi di Unbreakable, ma decise di mettere da parte il personaggio di Crumb per mantenere l’attenzione su Dunn, sul suo rapporto con la famiglia e con il contraltare uomo di vetro. Il problema di Glass invece sta proprio lì, nello spostare continuamente l’attenzione su cosa conta veramente. È frustrante, seppur certi momenti ricordano la grandezza del regista.



Link:
»http://www.glassmovie.com/